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L'incontro con Gilda

L'incontro con Gilda - Pino Sammartano scrittore

 

Paolo fu colto, da piacevoli sensazioni, ma qualcosa di sconosciuto l’aveva pervaso.

Dopo la donna si avvicinò alla finestra a guardare fuori, come per cercare qualcosa lontano. La visione di lei contro luce, accentuò in lui le suggestioni del momento.

«Signora», accennò Paolo. Le avrebbe voluto spiegare del telecomando, della figlia del portinaio e scusarsi eventualmente, avrebbe, ma...

«Non chiamarmi signora, io sono Gilda.» Rispose lei; dopo gli si avvicinò nuovamente e lo prese per la mano.

Lui si alzò dalla poltrona, lei lo carezzò con entrambe le mani.

«Signora Gilda...» Pronunciò il suo nome quasi sospirando.

«Gilda» ripeté lei baciandolo dappertutto, sul viso e sulla bocca, lui chiuse gli occhi lasciandosi andare a inesplicabili emozioni.

Chi era, si chiese mentre si stendevano sul divano, sua madre o sua sorella? Si chiese per quali vie l’avrebbe condotto, ma se era peccato, si disse, l’avrebbe fatto fino in fondo.

Subito dopo, lei si ricompose in fretta. Poi, mentre Paolo aveva un’aria ancora inebetita ma angelica nello stesso tempo e non sapeva che fare, lei lo carezzò dolcemente sul viso, aggiustandogli i lunghi capelli come lui amava portare, assieme ad una barba di qualche giorno che gli dava un’aria più matura.

«Adesso tu vai via, ti prego, non farti domande e non farne a me», sussurrò suadente.

In quel momento lui era incapace di formulare un qualsiasi pensiero e la guardava come cercasse di decifrare un geroglifico egizio, cosciente di non esserne capace.

Poi lei prese un biglietto, scrisse un numero e glielo diede in mano.

«Chiamami a questo numero fra qualche giorno», gli diede un bacio in fronte e lo accompagnò lungo il corridoio sino all’uscio della villa. Lo seguì un po’ con lo sguardo, mentre lui si avviava in giardino verso il cancelletto, poi, dopo avergli accennato un sorriso, chiuse la porta.

Paolo se ne andò guardandola ancora una volta per cercare di fermare quel viso nella sua memoria, gli avrebbe fatto compagnia per più di qualche notte.

Che era successo? Era ancora turbato e non capiva bene, neanche l’aria autunnale di Torino gli schiariva le idee. Forse si disse, aveva immaginato tutto, ma il suo profumo ce l’aveva ancora addosso. Era una donna pensò, una vera donna di quelle che vedi al cinema, non una ragazzetta qualunque.

Salì in auto, avviò il motore, abbassò i finestrini e partì. L’aria fresca, pensò quasi con disappunto, mi sveglierà da questo bel sogno.

Marianna e Wladimiro l'incontro

Marianna e Wladimiro l'incontro - Pino Sammartano scrittore

 

E dopo lì, a pochi metri dall’uscita del padiglione della Sala per le Assemblee di Leinì, in un sedile vicino, vide due bimbi, un maschietto di circa dieci anni ed una bimba più piccola a cui la mamma era intenta ad abbottonare il cappottino.

Mirò la vedeva di spalle, mentre il bimbo teneramente con la sua mano sfiorava il viso della mamma, poi il bimbo si girò verso Mirò perché si accorse di essere osservato e gli fece un tenero sorriso, la mamma ebbe la percezione del fatto e si girò anche lei.

Non era stato un miraggio. I due sguardi si incrociarono e il tempo si fermò. Tutte le voci divennero lontane ed impercettibili in pochi secondi. Si guardarono negli occhi impietriti.

Non poteva esserci gioia in questo incontro. Mentre ripercorrevano in pochi istanti gli anni vissuti, si leggevano negli occhi il rammarico del tempo perduto. Mestamente e dolorosamente forse entrambi pensarono. Ora erano passeggeri nella stessa direzione, ma su due treni diversi che si affacciavano ai finestrini guardandosi negli occhi, malinconici e rassegnati.

Poi Mirò, ripresosi dallo sgomento, guardò la famigliola intera, il bimbo che lo guardava ancora sorridendo, bello come il sole e la bimba con lo sguardo di lei, di come quando l’aveva conosciuta quasi quindicenne.

Oggi lei era una bella donna di circa trentadue anni, nella pienezza delle sue forme. La guardava con un groppo in gola. Quanto era ancora bella, si disse, lì davanti a lui, a pochi metri, c’era la felicità perduta. Quello che sarebbe dovuto essere. E non era stato.

Poi timidamente si avvicinò e si inginocchiò salutando il bimbo:

«Ciao bello, tu chi sei? Io mi chiamo Mirò»

Il bimbo gli tese la mano e lui gliela ricambiò.

«Mi chiamo Francesco e lei è mia sorella Sara e questa è la mia mamma. Ti abbiamo visto oggi in piscina, tremavi di freddo» gli disse il bimbo sorridendogli nuovamente.

«Lo so! Tu sono sicuro non avresti tremato, si vede che sei coraggioso, sei già un ometto, e poi io ho sempre avuto paura ad immergermi nell’acqua, odio la vasca da bagno, per questo mi faccio sempre la doccia sai?» rispose ricambiando il sorriso a quel bimbo bello come un angioletto.

Non osava guardarla negli occhi, ma poi si girò verso di lei, tra i suoi capelli chiari e luminosi lunghi sulle spalle emergeva un viso dolce e tenero di mamma felice. Anche se negli occhi verdi traspariva una certa commozione.

«Ciao Marianna, sei sempre bellissima, come stai?» le chiese incrociando inevitabilmente lo sguardo, facendo immani sforzi per non lasciarsi andare all’emozione di quel momento.

«Bene e tu? Non sei cambiato, hai solo qualche capello bianco>>.

L'Animella

L'Animella - Pino Sammartano scrittore

 

L’ANIMELLA 

 

Gentili miei lettori se avrete la compiacenza e la cortesia di leggere queste mie poche righe. Sarò felice di raccontarvi questa mia triste storia.

Io tutto sommato, sono un uomo felice ,però nella mia vita ho subito molti sgambetti. Non ci crederete, ma il primo sgambetto l’ho subito prima che venissi al mondo.

Io non so dove andrò a finire dopo questa vita, però so da dove sono venuto. Io mi ricordo.

Eravamo in migliaia da qualche parte ,ad aspettare il nostro turno pronti a sgomitare, noi Animelle. Per un posto che ci avrebbe portato qui sulla terra, noi dovevamo quando era il momento, trasferirci nei gemellini del primo che si apprestava ad accoppiarsi con una donna.

Di solito si era da soli, qualche volta in compagnia, e bisognava mettersi a cavalcare uno spermatozoo, una specie di cavalluccio marino, ma più intrigante ed altresì più importante. Tra questi bisognava scegliere il più veloce per poter arrivare all’ovulo che si trova nella donna .Sì! Perché l’animella per divenire una vera e propria Anima ha bisogno di fare questo viaggio, vitale e necessario. Ora, quando si è in compagnia bisogna scalciarsi tra di noi per accaparrarsi lo spermatozoo più veloce per poter arrivare all’ovulo, e talvolta ci si trova in due o più a cavalcarlo, e se si arriva insieme a qualcun’altro si nasce gemelli.

Voi penserete che la cosa sia così semplice. Ammesso che ti sia andata di culo e ti sei aggrappato allo spermatozoo più veloce e figlio di puttana che ci ha quel c….ne, non è mica fatta. Devi poi arrivare a destinazione, a me è capitato di tutto la prima volta, sono finito su una tipa che mi ha sputato via, un’altra volta non mi ha sputato e mi sono fatto tutta la trafila, prima di tornare alla base.

Un’altra volta ancora mi sono trovato in un vicolo cieco e buttato per strada .

Capitato nei posti più impensati, nei fazzolettini di carta in luoghi stretti e puzzolenti o per terra ,tra le lenzuola di pizzo e sedili d’auto, ogni volta tornavo sconsolato alla base.

Avevo finalmente acchiappato uno spermatozoo furbo, ero andato a destinazione mi ero sistemato comodamente in un ovulo finalmente tutto mio, la mia anima stava prendendo corpo quando poi all’improvviso una forcina mi ha tirato fuori con violenza, e cosi fini quella storia prima di cominciare, e sono dovuto tornare nuovamente alla base.

Ero sempre più depresso, ho sempre dovuto lottare io nella vita ,ma anche prima di nascere.

Un giorno io ed un altro abbiamo avuto una raccomandazione. Sì perché anche lì ci volevano le spinte e i calci nel culo, dovevano sceglierci per una destinazione sicura ci hanno chiamato in direzione e ci hanno detto:

<< Sentite, c’è un direttore di banca dalle parti di Milano che si appresta a copulare. Ad uno di voi spetta un destino pieno di soddisfazioni di televisioni e milioni, mi raccomando! Chi sarà scelto ci faccia fare una bella figura, il tipo si chiama Berlusconi>>

Io, preso dall’entusiasmo per l’opportunità mi lascio scappare l’esclamazione:

<< Minchia! che culo >>

Non l’avessi mai detto, perché quello vicino a me furbescamente risponde  veloce :

<< Se la mi consente ghè  pensi tutto mì siur Cummenda >>

Risultato. A  me mi rimandano indietro, e quel paraculo raccomandato lo mandano a Milano in Lombardia.

Ho dovuto aspettare altri quindici anni del solito tran tran, per finire poi in Sicilia in una famiglia proletaria.

Guardate gentili lettori, noi in quel mondo eravamo esseri fluttuanti informi e senza sesso. Ma credetemi, i figli di puttana li riconoscevi subito. Oggi quello lì, elenca Escort e sforna milioni di euro  e cazzate… Io solo le ultime.

 

Pino Sammartano   

 

 

38°parallelo la Maledizione

38°parallelo la Maledizione - Pino Sammartano scrittore


 

 

  

<< Maledizione che sta succedendo a questa nave ? >> Commentò ad alta voce il secondo signor Franchi.

 

<< Sembra una maledizione >>Rispose Sciruicchio, il comandante a loro vicino aveva un‟espressione attonita . Il guardiamarina medico e l‟infermiere subito soccorsero il giovane nocchiero. La plancia fu tempestivamente avvertita e si procedette a operare una virata, per avvicinarsi all‟uomo caduto in mare. Nel frattempo furono lanciate delle sagole con i salvagente, il giovane nocchiero nuotava e mostrava vitalità rincuorando i soccorritori, la Nave non si era molto allontanata dal tratto di mare dell‟incidente, conseguentemente il ragazzo raggiunse velocemente l‟anulare di salvataggio, dopodichè fu calata una scaletta e finalmente salì a bordo. Non presentava ferite e una volta asgiugato gli si fece bere del caffè caldo e fu ristorato. Ma per quanto riguarda il nocchiero caduto sul ponte di coperta, ci si rese subito conto delle seria gravità delle ferite riportate, e dell‟impossibilità di un sicuro accertamento della situazione. Prestati i primi soccorsi, si riscontrò che riportava una serie di ferite e rotture e perdita di sangue dal naso. Via radio si richiese il soccorso e l‟invio di un elicottero per poter trasportare il ferito alla più vicina struttura ospedaliera. La Palinuro a quel punto si fermò, e calò l‟ancora all‟altezza dell‟isola di Ustica, al 38°parallelo e al 13°di longitudine. Dopo meno di un‟ora arrivò un aeromobile forse da una unita militare vicino o da Catania sede di elicotteri. Si calò dapprima il ragazzo su una lettiga in una lancia fatta appositamente calare in mare, perché chiaramente direttamente sopra la nave l‟elicottero avrebbe avuto difficoltà ad operare, visto la presenza degli alberi. Il nocchiero fu issato a bordo dell‟elicottero con la massima cautela . A bordo c‟era la presenza di un‟infermiere per accompagnare il ferito.

 

Nuovamente il comandante e gli ufficiali a chiedersi cosa fosse successo. Intanto diedero ordine di dare fondo all‟ancora. Il tratto di mare nei pressi di Ustica era conosciuto per scogli e secche, ma la Palinuro seguiva una rotta abituale e il profondimetro segnava una profondità di 40 metri, Di nuovo a chiedersi, che fare ?

 

<< Signor Franchi che ne pensa di far dare un‟occhiata ? >> Franchi un po‟ rimase sorpreso dal tono amichevole usato dal comandante e ne fù compiaciuto.

 

<< Sì comandante, potrebbe essere un‟idea dal momento che ora ne abbiamo i mezzi e gli uomini adatti >>

 

<< Va bene disponga tutto, vediamo cosa troviamo stavolta >> Francesco Bullone e Andrea Zacchi potevano sperimentare finalmente l‟uso delle bombole nell‟immersione subacquea . Erano alquanto eccitati all‟idea e mentre si preparavano.....

   

 

 

 

Dedicata ad Alessandro, un marinaio a cui la dea bendata voltò le spalle.

 

Non ci si invola per volare, tra cavi e vele, non ci si invola .

 

Scelsi troppo  celermente l’appiglio più incerto, fuori dal punto.

 

Non si vola tra le vele, ma si lasciano gonfiare, per  volare  tra le onde.

 

Sarebbe stato un bell’ immergersi nell’azzurro mare, ma il tek mi attendeva,

 

lucido brillante e profumato d’oriente, ma inesorabilmente, inalterabile.

 

Sentii l’odore caldo della mia vita, scivolare  su quel tek luminoso, il profumo si confondeva.

 

Il sole con il suo tepore, miscelava l’oriente  e il futuro che andava fuoribordo,

 

a colorare di innaturale, quell’acqua limpida.

 

Avevo dei progetti io, fischiare nel vento con quei suoni comprensibili a pochi,

 

e i miei uomini che governano al mio comando.

 

Avevo dei progetti io, solcare lunghe rotte con la regina, ne sarei stato lungamente il paggio, l’arredatore  di scena. Era nei  brami di tutti,  nessuno maggior di me.

 

Gli eroi avranno nomi sulle poppe , Io non smaniavo cosi tanto,  ma ora mi basta aver sposato la regina. E guarderò  dal basso tek, che nessuno mi mandi via dal posto di monarca. Veglierò perché,  nessun mai voli giù, e solo io ne sia il re. 

 

Un estate fà

Un estate fà - Pino Sammartano scrittore

 

Me ne stavo seduto sulla sabbia a prendere il sole, con le mani appoggiate dietro in compagnia di amici, si parlava del più e del meno, quando comparve Janet 16 anni bionda lucente  olandese di Utrecht,  mezza polacca di padre.  Mi sorrise  e si distese   sulla sabbia, adagiando il suo capo biondo sulle mie gambe, non prima di avermi baciato. Fu per me un gesto improvviso e coinvolgente, non parlavo olandese ne inglese che tutti gli olandesi parlano come seconda lingua,  me la cavavo solo con il francese scolastico e con un po’ di tedesco, appreso in Svizzera  tredicenne, ospite dei  miei fratelli. Non avevo in fondo molto da dire ero sorpreso e confuso, continuando a parlare con tutti e sorridendo con lei . Stetti in quella scomoda posizione per molto tempo, non potevo interrompere quel momento magico, quel viso bellissimo e quei capelli biondi sparsi sulle mie gambe, erano un quadro che mai avrei voluto cancellare, e intanto mi chiedevo perché Janet fosse li con me, ne approfittai e la baciai nuovamente, cosa che lei mi lascio fare. La sera prima era stata con il mio amico Giancarlo, che però l’aveva lasciata sola, andando in discoteca a ballare con un'altro gruppo e la sua amica Juliet, il padre non gli aveva dato il consenso. Così la notte io e Stefano l’altro mio amico, dormimmo in macchina perché Giancarlo fece i supplementari in tenda con l’amica di Janet. Chiaramente lei non tollerò tale comportamento. Così quella sera dopo la spiaggia passammo la serata insieme culminandola da un pomiciamento indimenticabile . Ma durò poco, Giancarlo archiviata la pratica Juliet  il giorno dopo torno alla carica di Janet, per me era una sfida ìmpari,  lui era troppo bello, palestrato e suonava la chitarra, che in quegli anni non era solo uno strumento per suonare, ma un formidabile strumento di seduzione, se poi mettiamo che sapeva cantare non c’era partita. La sera dopo mano nella mano mi si avvicinarono:

< Ciao Pino come stai?>,Io contenni tutta la mia rabbia e il mio disappunto << Bene grazie anche voi vedo state bene >>,<< Scusaci Pino ma Janet ieri era stata con te, ma solo perché era arrabbiata con me >> Lei aveva l’aria un po’ mortificata,  ma sodisfatta di stare vicino a lui << Sì ma ieri non sembrava quando abbiamo pomiciato >>,<< Dai! Era solo un bacio della buona notte >> ,<< Un pò di più>> risposi ,ma nel frattempo dentro di me pensai, che rispetto a quello che lui avrebbe combinato con Janet, il mio certamente era un bacio della buona notte, nonostante la mia illusione bruciata in 24 ore, restammo amici. Con Giancarlo ci conoscevamo dalla primavera, era certamente un bravo ragazzo, ed insieme a Stefano eravamo venuti a trascorrere le ferie al campeggio Riva dei Pini di Lido di Fermo, non prima di essere passati da Matelica nell’entroterra paese originario di Stefano.

Era già quasi una settimana che stavamo al campeggio, io vagavo sconsolato pensai alla mia solitudine ed a Concetta il mio primo ed unico amore della mia vita, allora creduto perduto  per sempre, quando mi imbattei nell’area ricreativa e vidi un ragazzino, che giocava a calcio balilla con una ragazza mora molto bella, mi affiancai al ragazzino e mi misi a giocare con loro e con il  mio tedesco zoppo, iniziai a ridere e parlare ,la ragazza gradì l’intrusione.  Dopo la partita ci presentammo, lei era Marita, 16 anni pelle bianca luminosa con qualche lentiggine ma capelli nerissimi, andammo a prendere il caffè. Ridemmo e ci guardammo negli occhi tutta la sera, il fratellino stette con noi divertito, si chiamava Reinhard e gradì la mia compagnia, poi quando ad una certa ora dovettero  andare via, ci demmo l’appuntamento per la spiaggia l’indomani.   

La notte fu molto lunga ma il giorno arrivò, e la rividi di fronte alla direzione in costume da bagno con l’asciugamano sottobraccio, era perfetta. Sedici  anni meravigliosi, un perfetto connubio con i miei diciotto e mezzo, mi prese la mano e ci dirigemmo verso la spiaggia, che era oltre la strada che costeggiava il campeggio, ero emozionato, distesi sulla sabbia passammo il tempo a conoscerci e a sbaciucchiarci. A mescolare termini italiani e tedeschi, a giocare in acqua e farci gli scherzi, poi passarono i genitori a salutarci, persone squisite che poi nei giorni seguenti, mi invitarono più volte a mangiare con loro, e a festeggiare l'anniversario di matrimonio al ristorante. Poi con Marita seguirono giorni felici fatti di baci sorrisi gelosie e  discussioni, una sera, dietro la direzione dove noi ragazzi ci radunavamo per ballare al suono di un giradischi, dopo una lunga discussione di cui non ricordo il motivo lei mi disse:<< let it be >>.  Io non capivo, poi lei si alzo chiese a qualcuno che conosceva bene l’inglese e tornò da me, e dopo avermi dato un bacio sorridendomi mi disse:<< lascia che sia>> Fu meravigliosa, come per tutta la nostra storia estiva di quell’anno, non ci fu sesso tra noi, ma non avrebbe accresciuto l’indimenticabile ricordo che ho di quella estate, anche perché quella stagione è legata ad un avvenimento accaduto, una  settimana dopo aver conosciuto Marita. Avevo esaurito molte delle mie risorse finanziarie, dei ragazzi mi avevano aiutato e persino la dolce Marita mi passava le sigarette che fregava in casa, così scrissi a mio padre che mi mandasse dei soldi, altrimenti mi sarei fermato a lavorare li per pagare i debiti contratti.

Un  giorno verso l’ora di pranzo, mentre io e Marita entravamo nel campeggio mano nella mano, guardai verso la direzione e non ci potevo credere, seduto nel sedile c’era mio padre, mi avvicinai sorpreso << Ma papà che ci fai qui ?>>,<< Sono venuto a prenderti >> Dopo averlo abbracciato << Papà ma lo vedi come e con chi sto ?>> mio padre ammiccando compiaciuto Marita << Eh sì lo vedo complimenti !>> Decisamente Marita non passava inosservata, credo fosse tra le più belle del campeggio insieme a Janet,  e mio padre allora cinquantatreenne con sette anni di naja, e prigionia passata in Austria, era intenditore di bellezze teutoniche. Un giorno guardando dolcemente mia sorella gli disse: Mi ricordi una bella ragazza conosciuta a Vienna .(Mio padre, l’uomo più buono del mondo, fosse stato Abele avrebbe perdonato Caino, eppure una volta fui sul punto di chiedergli se mai gli fosse capitato di uccidere qualcuno in guerra, ma non ne ebbi il coraggio, ma sono contento della mia viltà). Gliela presentai, fu felice di trovarmi in felice compagnia, passammo il pomeriggio insieme conobbe i miei amici e i genitori  di Marita, il padre era stato militare in Russia e si era salvato per miracolo. La sera lo accompagnai alla stazione, e  mi lasciò un po’ di soldi per permettermi di continuare le vacanze, disse a tutti che mi trovò felice e contento. Fu un’estate felice e bellissima, fatta di amore musica e poesia, non dimenticherò mai le lacrime di Marita, quando si allontanò seduta dietro in auto  sulla Fauwè del padre, furono  le prime lacrime di una donna per me, non la rividi mai più. Due anni di Marina Militare furono un ’ostacolo insormontabile, poi a metà naja rividi il mio amore di sempre Concetta, nata il 7 luglio 1954 come Marita( poi dicono che è tutto un caso) ci fidanzammo e ci sposammo molto presto, siamo sempre stati felici.  Abbiamo passato molte estati allegre e spensierate  insieme a nostro figlio Emanuel . Eppure quell’estate è rimasta indelebile, sotto certi aspetti mi ricorda il titolo di un vecchio film “ Ho ballato una sola estate “.  Perché la Marina e il matrimonio a soli 22 anni e mezzo hanno accorciato notevolmente la mia gioventù. Ma il ricordo di quell’estate e di mio Padre non li cancellerò mai più.         

Pino Sammartano scrittore

Torino in veste autunnale, e con i suoi fiumi in piena è teatro di una breve e intensa storia d'amore tra un giovane ,ed una impenetrabile signora,dark lady in una gotic story.

Pino Sammartano scrittore

palinuro nave d'ombra